Le dislessie

Per la lettura è necessaria la capacità di individuare i suoni simili tra le parole, isolarle e riconoscerne i diversi suoni all’interno delle parole, affinchè si possano elaborare suoni in sequenza temporale per poi trasformarli in una sequenza di suoni di parole.

La disfunzione di uno o più di questi processi fonologici sta alla base dell’insorgenza del disturbo di lettura. Avere una rappresentazione impropria della sequenza di un suono e dei fonemi del linguaggio parlato, impedisce di sviluppare adeguati livelli di consapevolezza fonemica e di consapevolezza della forma scritta del linguaggio parlato.

Quando parliamo di dislessie acquisite ci riferiamo alle forme di dislessia che si manifestano in soggetti che hanno imparato a leggere ma che perdono questa funzione a seguito di malattie neurologiche o traumi.

Sono state descritte diverse forme di dislessie, quella superficiale o visiva e quella fonologica. La Dislessia superficiale o visiva può essere spiegata in base al modello a due vie ipotizzando un deficit nella via visiva ma con abilità nell’utilizzo della via fonologica. L’errore più comune è la regolarizzazione nelle lettura di parole con pronuncia irregolare.

La dislessia superficiale lascia al soggetto intatta la possibilità di saper leggere tramite la via fonologica, il processo di conversione graffema-fonema. La dislessia fonologica, spiegata sulla base del modello a due vie, ipotizza un deficit nella via fonologica di lettura. La lettura e la comprensione delle parole più comuni, consente di ottenere un livello di comprensione del testo che varia in funzione alla complessità del brano.

Le dislessia evolutiva rientra nell’ambito dei disturbi specifici dell’apprendimento, condizione deficitaria nell’area della lettura, della scrittura, in assenza di altri componenti come ritardo mentale, handicap sensoriale, svantaggio socioculturale. Chi è dislessico ha il quoziente intellettivo nella norma o anche al di sopra della media, ma presenta difficoltà selettive a carico di una funzione cognitiva.

La dislessia è una patologia che può manifestarsi in diverse forme di gravità e anche in diverse forme che possono più o meno anche coinvolgere i processi visivi o i processi fonologici oppure entrambi.

La dislessia quindi non è una patologia unitaria. La Dislessia evolutiva anche se definita come disturbo specifico dell’apprendimento implica che il bambino non presenti un ritardo cognitivo generalizzato, non presenti malattie neurologiche e non presenti deficit di tipo sensoriale e che non sia fortemente svantaggiato sul piano socioculturali.

Questi criteri definitorie sono condivisi dalla comunità scientifica e in Italia posti come principio guida della definizione di un documento: disturbi evolutivi specifici di apprendimento: raccomandazioni per la pratica clinica definite con il metodo della consensus Conference” promosso dall’Associazione Italiana Dislessia ed altre associazioni italiane interessate ai Disturbi dell’apprendimento.

I criteri però sono difficili da individuare quando sono presenti in forma estremamente lieve o quando sono rilevabili solo con tecniche di indagine avanzata. Più difficili da individuare appaiono anche quelle situazioni anche molto frequenti, i cui problemi di lettura si accompagnano ad un quadro cognitivo definito come borderline oppure funzionamento cognitivo limite.

Si tratta di bambini che hanno prestazioni ai test di intelligenza non del tutto deficitari, ma appena nei limiti oppure appena sotto la norma. Quando un bambino non ottiene prestazioni adeguate in queste prove, risulta difficile stabilire se la dislessia sia il disturbo primario oppure se il funzionamento cognitivo limite spiega la caduta alle prove che vengono somministrate al bambino. C’è un altro aspetto Che entra in apparente conflitto con la definizione di specificità della dislessia evolutiva. Presenta anche un alto grado di con morbilità con altri disturbi specifici dell’apprendimento, quali la disortografia la discalculia.

La disortografia È definito come disturbo specifico nell’acquisizione delle procedure necessarie che servono scrivere sotto dettatura o per comporre semplici frasi. La co morbilità con la dislessia è giustificabile quando si pensa che nell’esecuzione di questi processi entrano in gioco le componenti previste nel caso della lettura.

La comorbilità con la Discalculia, disturbo nell’acquisizione dei processi di calcolo di comprensione numerica, è meno intuitiva ma giustificabile perché i processi di comprensione numerica sono in effetti dei compiti di letto scrittura.

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