Come applicare il Cooperative Learning nell’era digitale
“Pensare l’essere umano al di fuori dell’ambito della socialità, semplicemente come singolo, sarebbe una pura finzione che contraddice la realtà”.
Gli individui possono avere un’esistenza, come personalità individualizzante, solo se appartenenti ad una società. Il loro senso di appartenenza rappresenta una fusione tra individuo e società che ne permette una vera e propria identificazione con la stessa. Il concepire il soggetto individuale inglobato nella società permette di riformulare le metodologie didattiche, di rimodulare il rapporto tra insegnante e alunno e non solo. Anche nel mondo lavorativo, la cooperazione amplia le possibilità di un individuo. Quando c’è cooperazione in un lavoro individuale, il gruppo ne trae tutti i benefici e così diviene una risorsa. Cooperazione, competitività positiva, interdipendenza sociale, possono essere degli strumenti adatti ad un rinnovamento nella metodologia e negli spazi, pensati in funzione educativa. Nascere in una società digitalizzata ha reso i ragazzi differenti, ha mutato il loro modo di pensare e il modo di approcciarsi al mondo della conoscenza. L’esser nati in una società digitalizzata, ha condizionato il modo di pensare e di approcciarsi al mondo della conoscenza da parte dei nostri ragazzi. Molti studiosi sono interessati ai nativi digitali,Prensky, in particolar modo, ha osservato le nuove generazioni e il loro modo di approcciarsi alla scuola tradizionale.
La rivoluzione digitale è in continua evoluzione e non possiamo pensare di utilizzare nuove strumentazioni digitali con una didattica che non colga gli input che tali strumenti sono in grado di offrire. Ci si deve avvicinare a delle metodologie didattiche di apprendimento adatte al loro mindsetting. L’apprendimento cooperativo, è la base di un processo di apprendimento attivo, è una metodologia didattica innovativa che l’insegnante utilizza in una classe dove gli allievi lavorano in piccoli gruppi. L’obiettivo di tale approccio è il mutuo aiuto, valore sempre meno considerato nella società odierna. Il Cooperative Learning affonda le sue radici in due teorie di base quali Strutture e Processi e la teoria sociale dell’Interdipendenza e nel pensiero di grandi pedagogisti, filosofi e psicologi del ‘900, quali Dewey, Piaget, Vygotsky, Lewin. I pionieri dell’approccio cooperativo, i fratelli David e Roger Johnson, intorno agli anni ‘70 hanno condotto degli studi nell’Università del Minnesota per sviluppare questa metodologia didattica. Sul fronte italiano invece, l’approccio Cooperativo è stato introdotto da Comoglio, il quale dopo aver trascorso anni di studio negli Stati Uniti, ha favorito una visione nuova di “scuola” considerata come un’istituzione che deve formare, informare ed educare.
Comoglio e Cardoso definiscono il Cooperative Learning, approccio cooperativo, come“(…) un metodo di conduzione della classe che mette in gioco, nell’apprendimento, le risorse degli studenti. Così inteso, si distingue dai metodi tradizionali che puntano invece sulla qualità e sull’estensione delle conoscenze didattiche e di contenuto dell’insegnante. Infatti, diversamente da questi ultimi, che sa gestire e organizzare esperienze di apprendimento condotte dagli stessi studenti e, insieme, sviluppare obiettivi educativi di collaborazione, solidarietà, responsabilità e relazione, riconosciuti efficaci anche per una migliore qualità dell’apprendimento”. (Comoglio, Cardoso, 1996, p. 16). Il processo di apprendimento, in questa metodologia, è “attivo” perché la conoscenza non viene trasmessa solo ed esclusivamente dall’insegnante ma dall’interdipendenza positiva che si crea tra alunni stessi. Gli allievi possono apprendere ed interscambiarsi le conoscenze e le competenze diventando i protagonisti attivi dell’apprendimento perché coinvolti in un gioco didattico interdipendente che favorisce il lavoro di gruppo ( approccio cooperativo e peer tutoring). Numerose ricerche hanno rivelato come, nell’apprendimento cooperativo, gli studenti riescano a ad ottenere migliori risultati, perché costruiscono relazioni positive tra studenti, raggiungendo un maggiore benessere psicologico. Rotten ha dedotto che gli studenti percepiscono un senso di locus of control, la percezione dell’individuo di riuscire a controllare gli aspetti e gli accadimenti importanti della propria vita. L’apprendimento cooperativo diviene, ancora più efficace quando, nelle classi, ci sono studenti diversamente abili, perché si tratta di metodologia fondata su un progetto personalizzato che vede lo sviluppo degli aspetti cognitivi ed affettivi relazionali. Come ben sappiamo, il compito della scuola è quello di trasmettere abilità e conoscenze, ma richiede lo sviluppo delle competenze chiave che, il Consiglio Europeo, riunitosi a Lisbona, negli anni 2000, ha delineato. Le competenze chiave sono state definite nel 2006 attraverso la Raccomandazione Europea del 18 dicembre e sono: comprensione nella madre lingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza matematica, competenze di base in scienza e tecnologia, competenze digitali, imparare ad imparare, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa ed imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale. Tali competenze sono state ritenute essenziali dal Parlamento del Consiglio Europeo perché ritenute funzionali a formare studenti-cittadini; competenze di cui tutti gli individui hanno bisogno per la propria realizzazione, per il proprio sviluppo personale, per garantire l’inclusione sociale e l’occupazione. Esse servono come base per un apprendimento permanente e perciò dovranno essere acquisite durante il periodo obbligatorio di istruzione e formazione. A Lisbona, è stata definita la scuola del futuro e fornite le linee guida affinché la scuola diventi un’istituzione scolastica che fornisce e accerti lo sviluppo di nuove competenze chiave e che non sia solo mera trasmissione di conoscenze. Le conclusioni del Consiglio di Lisbona hanno dato ai Paesi Membri dell’Unione Europea il compito di allineare, malgrado le diversità dei vari sistemi educativi, un approccio comune all’educazione, all’istruzione, fare acquisire anche le competenze trasversali e delle attitudini strategiche su come organizzare lavori individuali, cooperativi e competitivi applicando quindi anche strategie funzionali alla risoluzione dei problemi. La scuola e i nativi digitali hanno bisogno di conoscere e vedere la scuola in maniera diversa; hanno bisogno di essere stimolati e di avere motivazioni differenti rispetto a quelle delle generazioni precedenti.
Nuikkinen, sostiene che: “ in passato, l’apprendimento aveva luogo in un’aula standardizzata, con l’insegnante che impartiva nozioni e gli studenti seduti nei banchi in file ordinati. La scuola era tagliata fuori dal mondo reale e la porta chiusa dell’aula era un gesto simbolico che escludeva tutta la conoscenza che proveniva dal mondo esterno. La porta chiusa definiva la classe come territorio privato dell’insegnante: solo l’insegnante aveva la responsabilità di tutto l’apprendimento entro quelle pareti isolate. La porta simboleggiava anche il fatto che per muoversi gli studenti dovevano chiedere il permesso all’insegnante. Fare sedere gli studenti in banchi separati precludeva l’interazione sociale rappresentava una visione dell’apprendimento come compito individuale. Le scuole erano viste come qualcosa di simile agli uffici degli adulti, come uffici, fabbriche o istituiti detenzione come le caserme, gli ospedali psichiatrici o le prigioni. Con queste istituzioni, le scuole richiedevano forte disciplina e perseveranza, i compiti erano percepiti come lavoro forzato, così pochi intervalli ricreativi erano vissuti apprezzati come momenti liberatori. Gli interni degli edifici scolastici riportavano alla memoria lo scriptorum medievale, le biblioteche dove i monaci, gli scribi lavoravano in ordinato i file seduti sui banchi”.
Il Piano Nazionale Scuola Digitale prevede un’innovazione didattica, con metodi di apprendimento efficaci e gli insegnanti per tale motivo devono essere flessibili, mettersi in gioco affinché si abbiano delle ripercussioni positive sull’apprendimento degli alunni e anche sulla motivazione. Per innovazione della metodologia didattica, possiamo pensare appunto al Cooperative Learning. Per poter organizzare una lezione di apprendimento cooperativo dobbiamo formare un gruppo di apprendimento cooperativo dove tutti i membri del gruppo siano obbligati a lavorare insieme perché il successo del loro risultato dipende dallo sforzo che impiegano nella realizzazione del lavoro. I gruppi, costituiti da un massimo 6 membri, devono avere delle caratteristiche specifiche. Innanzitutto essi devono essere condotti dall’insegnante a individuare l’obiettivo comune e stimolare gli alunni a raggiungere il massimo spingendosi oltre le loro capacità individuali, sostenendo una cooperazione e un’interazione di interdipendenza positiva tra membri e stimolare una competitività tra altri gruppi. Tutti i membri del gruppo devono ricevere meriti o sentirsi responsabili del fallimento del lavoro perché l’obiettivo è comune e non del singolo. Il gruppo di lavoro, inoltre, nella produzione del materiale deve cooperare in quanto le informazioni, le spiegazioni, l’aiuto deve essere reciproco così come l’incoraggiamento. In questa fase, inoltre, il singolo membro, ha la possibilità di incrementare le abilità cognitive delle intelligenze multiple di cui siamo dotati. Questo permette di sviluppare e di acquisire le competenze sociali di coordinamento degli sforzi e di mutuo aiuto. Tutto il processo di insegnamento-apprendimento è mediato dalla comunicazione, assunto fondamentale per la comprensione del rapporto educativo. Infine i gruppi verificano il raggiungimento degli obiettivi e ne valutano l’efficacia del lavoro. Sussistono tre caratteristiche di gruppi: gruppi formali, informali e di base. L’insegnante deve non solo assegnare il compito, ma anche strutturare cinque elementi essenziali alla cooperazione: interdipendenza positiva(assegnazione di compiti chiari e di un obiettivo comune. L’interdipendenza si raggiunge quando tutti i membri comprendono che non può esistere il successo individuale e vi è cooperazione. L’impegno individuale garantisce successo al gruppo), responsabilità individuale e di gruppo (tutti i membri vanno responsabilizzati affinché si raggiungano gli obiettivi stabiliti in precedenza) , interazione costruttiva ( i membri del gruppo di apprendimento cooperativo devono collaborare e cooperare condividendo ogni risorsa, ogni sforzo, ogni fallimento e ogni successo), insegnare agli studenti le abilità necessarie nei rapporti interpersonali ( gli studenti lavorando in gruppo apprendono tutte le abilità sociali, scolastiche necessarie alla cooperazione) e la valutazione del gruppo (i componenti del gruppo verificano il lavoro analizzando tutte le azioni e le strategie messe in atto e valutandone l’efficacia. Solo così potranno creare nuove strategie per un lavoro futuro).
Il Cooperative Learning non è di facile realizzazione ma tenendo conto di tutte queste caratteristiche e dei gruppi, la lezione deve essere ben strutturata. La leadership è scomposta in tante parti quanti sono i membri del gruppo. Le funzioni e i ruoli possono essere raggruppati in base a quattro finalità: funzioni e ruoli di gestione del gruppo, funzioni e ruoli di funzionamento del gruppo, funzioni e ruoli per l’apprendimento, funzioni e ruoli di stimolo al gruppo. All’inizio della procedura del Cooperative Learning risulta fondamentale far assestare il gruppo e successivamente assegnare i ruoli, i quali, periodicamente dovranno essere ruotati assegnando una funzione nuova e complessa. Un altro aspetto fondamentale è l’organizzazione del materiale delle lezioni, che deve essere distribuito in copie limitate per creare interdipendenza positiva tra i membri del gruppo. Inoltre si chiede ad ogni membro del gruppo di fornire un lavoro specifico che garantisca il raggiungimento dell’obiettivo dell’intero gruppo. Il materiale fornito inoltre deve creare una competizione positiva tra gruppi. L’insegnante deve specificare dettagliatamente i compiti che il gruppo deve svolgere, spiegare i concetti, e le strategie che possono usare. L’insegnante durante lo svolgimento della lezione con il Cooperative Learning può decidere di osservare, registrare tutte le social skills che emergono. Si ricorda infine che la valutazione è sia individuale sia globale. Per la valutazione individuale si tiene conto della media dell’alunno e del miglioramento. Per la valutazione globale invece possono essere usate prove di verifica di gruppo.

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